Paleontologia sistematica

Nomenclatura

Per studiare gli esseri viventi e i loro resti fossili a livello scientifico occorre attribuire loro una denominazione, cioè un metodo che li identifichi inequivocabilmente e comune a tutto il mondo scientifico.



Le denominazioni volgari
Nel linguaggio colloquiale che ogni giorno usiamo spesso ci troviamo a dover indicare un animale o una pianta con un termine che può derivare sia dal dialetto della nostra regione o da un nome che compare nel vocabolario italiano. Tale tipologia di denominazione viene scientificamente detta volgare. Utilizzando la denominazione volgare, il risultato è che spesso non ci si capisce con l'interlucotore e si verificano dei fraitendimenti.
Nei testi divulgativi e nei musei, oltre al nome scientifico corretto, nella targhetta identificativa di un esemplare spesso compare il nome volgare (a volte ne compaiono diversi) seguiti dal quello scientifico (che per convenzione è spresso in latino).
Un nome volgare ha valore discorsivo e il termine se deriva dal dialetto e spesso ha solo valore locale, già nel Cinquecento i precursori delle Scienze Nautrali avevano questo problema. Solo nel Settecento si capì che occorreva introdurre una denominazione scientifica particolare, cioè un metodo di ientificazione inequivocabilmente e comune a tutto il mondo scientifico.




Esempio di denominazione volgare e scientifica
A sinistra ho riportato la fotografia di una delle vetrine di zoologia del Museo di Storia Naturale Don Bosco di Valsalice di Torino in cui compare un esemplare di Mandolino di mare detto anche Pesce chitarra. A destra ho riportato la foto dello stesso animale vivente che ho fotografato in Egitto nella zona Parco naturale marino del Wadi el Gemal. Qui i "sub" lo chiamano Squalo chitarra. Si tratta del genere Rhinobatos: con un solo termine scientificamente si indica inequivocabilmente l'animale.



La nomenclatura binomia
Il grande botanico e medico di Basilea Gaspard Bauhin (1560 - 1624) per classificare i vegetali inventò un sistema detto nomenclatura binomia, ancora in uso oggi. Consiste nell’identificare ogni essere vivente attribuendogli due nomi, utilizzando una sorta di “cognome” e “nome”: cioè il genere e la specie.
Solo un secolo più tardi fu il biologo svedese Carlo Linneo a farla diventare una regola di nomenclatura applicandola a tutti i viventi, pubblicando nel 1735 il testo Systema Naturae. Linneo scrisse il suo testo in latino, lingua colta del tempo (aveva il ruolo assunto oggi dall’inglese) da allora il mondo scientifico scelse di mantenere questo idioma per la denominazione scientifica a livello mondiale perché la lingue morte sono stabili e non hanno ingerenze politiche.
Storicamente il primo gennaio del 1758, data e anno della pubblicazione della 10° edizione del Systema Naturae di Linneo, si stabilisce ufficialmente l’inizio della nomenclatura zoologica come sancito dal Codice internazionale di Nomenclatura Zoologica.
La lettera L., che si trova spesso posta dopo la nomenclatura di una specie, indica che il mome è stato attribuito dallo scienziato.





Carlo Linneo
Il classico ritratto di Carl von Linné (1707 - 1788), italianizzato poi in Carlo Linneo, compare nella pagine di intestazione del testo Systema Naturae dell'11° edizione del 1760. Come si vede in alto a destra, anche il suo nome fu latinizzato in Carolus Linnei a comprova che il latino era stato scelto in quei tempi come idioma dell’ambito scientifico.


Prima di Linneo la classificazione consisteva dal nome del genere, seguito da una descrizione per esteso della specie: egli sostituì questo sistema inventando la nomenclatura binomia più agile e precisa, in cui anche la specie veniva individuata da un unico termine.
Ad esempio Physalis angulata la squisita bacca esotica chiamata comunemente Alchechengi, di cui esistono numerose specie, un tempo veniva descritta Physalis annua ramosissima, ramis angulosis glabris, foliis dentato-serratis dove il nome che compariva all'inizio era quello del genere, il resto era una descrizione lunga in cui erano citate anche la sue fogle "spigolose".





La bacca dell'Alchechengi
La descrizione specifica "pre-linneiana" dell'Alchechengi, la Physalis angulata, bacca che ora troviamo nei market, era: Physalis annua ramosissima, ramis angulosis glabris, foliis dentato-serratis dove il nome generico compariva solo all'inizio della frase e la sua lunga descrizione è stata poi sintetizzata col semplice termine specifico di angulata a descrivere le foglie "spigolose", da come si evince dalla foto.


I binomi introdotti da Linneo servirono come base della nomenclatura binomiale e modello di riferimento semplicissimo per tutta la nomenclatura scientifica. Ricordano il “cognome” e il “nome” che tutti noi possediamo.
Attualmente esistono i seguenti canoni precisi di denominazione:
- Nome del genere (a cui evidentemente la specie appartiene) detto anche "nome generico", è il primo termine riportato nella nomenclatura e si deve scrivere con l’iniziale maiuscola.
- Nome della specie (che distinguere quella specie dalle altre appartenenti allo stesso genere) detto anche "nome specifico", è il secondo termine e si deve scrivere in minuscolo.
Entrambi i nomi infine vanno riportati in corsivo, come nei nostri caso, ad esempio: Pecten jacobaeus e Physalis angulata..





Corretta denominazione scientifica
I nomi del genere e della specie secondo le norme internazionali, vanno riportati in corsivo, ma spesso in libri divugativi, ma spesso anche nei musei e collezioni, sono riportati i nomi scientifici non correttamente scritti in corsivo. Questo è un errore ricorrente, non grave, e dovrebbe essere corretto, come illustra l'immagine.


L'esempio della capasanta
La squisita conchiglia chiamata volgarmente capasanta (o cappasanta) può essere un buon esempio di partenza per parlare di denominazione scientifica. Commercialmente viene chiamata Conchiglia di San Giacomo (Decreto Ministeriale n°19105 del 22 settembre 2017).
Questo organismo marino che vive nel mar Mediterraneo è un mollusco Bivalve della famiglia Pectinidae che ha nome scientifico Pecten jacobeus, raggiunge le dimensioni di 12-14 cm circa ed è molto diffuso ed apprezzato per le sue carni gustose.
Nel quadro La Nascita di Venere del 1482, di Sandro Botticelli (Firenze 1445 - 1510), compare la valva inferiore di questa bella conchiglia che è diventata famosa non solo per motivi gastronomici.
Dal punto di vista simbolico la capasanta ha numerosi significati: può essere associata all'esecuzione di opere buone per la sua somiglianza con le dita di una mano aperta, alla rinascita personale come rappresentato da Botticelli nella Nascita di Venere, ma anche all'inizio di un percorso perche è anche l'emblema del pellegrinaggio di Santiago di Compostela.



La conchiglia "santa"
La conchiglia, che compare nel quadro La Nascita di Venere del 1482 di Sandro Botticelli, è presente anche nello scudo araldico di papa Benedetto XVI ed è lanche l'emblema del famoso pellegrinaggio alla cattedrale di Santiago di Compostela che ospita il sepolcro dell’apostolo Giacomo il Maggiore, detto anche Giacomo di Zebedeo, È detto "Maggiore" per distinguerlo dall'apostolo omonimo, Giacomo di Alfeo, detto "Minore". Da quii deriva il nome scientifico Pecten jacobeus (letteralmente "pettinide di Giacomo").
Questo simbolo, di cui si ha la prima testimonianza attorno al 1125 nel convento di Santa Marta di Tera, nel comune di Camarzana in Spagna, ha sempre accompagnato i pellegrini che erano soliti portarla addosso, appesa al collo oppure cucita sul cappello o sull'abito. Il suo utilizzo è legato ad una leggenda e a un miracolo e viene usata dai pelligrini come testimonianza del loro pellegrinaggio.

Il termine capasanta (o cappasanta) viene definito scientificamente come nome volgare e non viene usato in ambito scientifico, come anche il nome commerciale Conchiglia di San Giacomo, anche se legalmente riconosciuto.
Un nome volgare ha solo valore discorsivo e la parola infatti , oltre che dalla lingua corrente nazionale, può derivare anche dal dialetto e spesso ha quindi solo valore locale. Già nel Cinquecento i precursori delle Scienze Naturali avevano questo problema di comunicazione. Sia i testi divulgativi che i musei, per non creare confusione, ad esempio adottano il nome volgare seguito da quello scientifico.
Oltre che nei paesi che si affacciano sul Marediterraneo, le capesante sono molto comuni ed apprezzate in Normandia, in Bretagna, in Scozia, in Irlanda e in Inghilterra, dove vengono regolarmente pescate lungo la Manica, però si tratta di una specie meno appezzabile, si tratta di un mollusco chiamato commercialmente Cappasanta atlantica (Decreto Ministeriale n°19105 del 22 settembre 2017) che scientificamnete si chiama Pecten maximus.
Pertanto esistono due specie di capasanta che appartengono allo stesso genere: Pecten jacobeus e Pecten maximus.




Denominazioni volgari
Da come si evince osservando l'immagine di sinistra, il nome sul cartellino del prezzo è Cappasanta atlantica: si tratta di una denominazione volgare, ma ufficiale (Decreto Ministeriale n°19105 del 22 settembre 2017) e corretta dal punto di vista commerciale che identifica il bivalve che ha nome scientifico di Pecten maximus, a destra ho riportato la foto della conchigla.
Se guardiamo con attenzione la conchiglia dipinta dal Botticelli possiamo però notare delle differenze, infatti ha le coste più ampie ed accentuate rispetto a quella del pellegrinaggio che sono più strette e meno evidenti: il Botticelli ha però eseguito una buona copia dal vero, il famoso artista non ha peccato di superficialità ritraendo il Pecten jacobeus.




Differenze fra le due specie
A sinistra ho riportato la fotografia del Pecten jacobeus, a destra quella del Pecten maximus. Chiunque può rilevare la differenza morfologica principale nel notare la forma delle coste più ampie ed accentuate della specie P. jacobaeus. Questo dimostra quanto sia importante la denominazione scientifica, anche per quanto riguarda l'acquisto, in quanto la capasanta che intendiamo noi italiani è la specie P. jacobaeus, più saporita e apprezzata.


Origine della denominazione
I pellegrini che vanno verso la cattedrale di Santiago di Compostela transitano al nord lungo la costa dell'oceano Atlantico dove alligna ed è abbondantissima appunto la specie del Pecten maximus. La specie P. jacobaeus, tipica del Mediterraneo, era quella conosciuta (e penso anche mangiata) dal fiorentino Botticelli. Il primo personaggio famoso che ne esaltò il gusto fu il filosofo greco Aristotele che raccomandava di: cucinarle alla griglia e cospargere il frutto con dell'aceto, al fine di esaltare la loro dolcezza. Questa antica ricetta è stata rinvenuta anche tra gli scritti del filosofo Senocrate. Dato che le prime tracce dell'uso della famosa conchiglia di San Giacomo si palesano attorno al 1125 nel convento di Santa Marta di Tera, nel comune di Camarzana in Spagna, è evidente che la conchigla di cui si parla non è la specie mediterranea P. jacobaeus, ma la più vicina atlantica.
L'utilizzo della conchiglia deriva dalla leggenda secondo la quale la barca che stava trasportando i resti dell'apostolo dalla Palestina alla Galizia, naufragò presso la costa però i resti dell'apostolo miracolosamente riemersero completamente coperti dalle famose conchiglie.
In realtà, la ragione più probabile del fatto è che il guscio della capasanta sia diventato un emblema dei pellegrini per Compostela non è per l'abbondanza di questo mollusco sulle coste galiziane, ma, analogamente al ramo di palma, comune in Terra santa e simbolo di coloro che avevano compiuto un pellegrinaggio a Gerusalemme, è diventato emblema del pellegrinaggio al sepolcro di San Giacomo di Compostela. La conchiglia serve ancora oggi a identificare infatti coloro che hanno compiuto il pellegrinaggio quando ritornano nelle loro terre, a volte molto lontane.
L'illustre naturalista Carlo Linneo nel 1758 nalla sua Systema Naturae denomina per la prima volta ufficialmnete le due specie assegnando alla meditarranea il nome in onore del santo, mentre a quella atlantica, collegate al cammino di Santiago, invece tocca l'altro termine, maximus, forse per ricordare l’apostolo Giacomo il Maggiore.





Classificazione del Pecten jacobeus
A pag. 696 del tomo 2° del Systema Naturae di Linneo (la famosa 10° edizione del 1758) compare la classificaziine di questo bivalve. Si legge chiaramente (intuibilmente anche se non si sa il latino) il suo habitat e la differenza morfologica è descritta in modo ineccepibile: coste arrotondate per il maximus e coste spigolose per il jacobaeus. Si nota che inizialmente il genere fu battezzato Ostrea, più avanti è passato poi a Pecten.