I ricci di mare


I ricci di mare (Echinoidea)
Gli Echinoidea detti Echinidi (dal greco ekinos = riccio) sono una classe del phylum degli Echinodermata che comprende gli organismi marini comunemente denominati “ricci di mare” per il fatto che tutti sono dotati di spine più o meno appariscenti chiamate radioli.




Riccio di mare nero (Arbacia lixula)
Arbacia lixula (Linnaeus, 1758) è un riccio di mare della famiglia Arbaciidae di colore nerastro o bruno scuro. Detto anche Riccio maschio, nome che deriva dall'erronea convinzione che si tratti dell'esemplare maschile di Paracentrotus lividus, che è addirittura un genere differente.



Riccio di mare rosso (Paracentrotus lividus)
Paracentrotus lividus (Lamarck, 1816) è un riccio della famiglia Parechinidae di colore rossiccio. Presenta diversi nomi volgari: Riccio di mare comune o Riccio di mare di roccia ed è erroneamente indicato anche come Riccio femmina. Il nome deriva dall'erronea convinzione che si tratti dell'esemplare femminile di Arbacia lixula, che è addirittura un genere differente.



Dermascheletri di ricci di mare
Confronto tra i dermascheletri del ricco nero e rosso (esemplari raccolti a Su Guventeddu, Pula, Sardegna). I ricci di mare dopo la morte conservano il dermascheletro, un aggregato di piastre ossee e calcaree che si forma in corrispondenza dei connettivi cutanei o sottocutanei, formato da piastre collegate fra loro costituenti una rigida, ma fragile corazza. A sinistra: Riccio di mare nero (Arbacia lixula), a dx riccio di mare rosso (Paracentrotus lividus). Si nota che il dermascheletro del Riccio di mare nero è rosso e quello del Riccio di mare rosso è verdastro.



Le stelle di mare (Asteroidea )
La classe Asteroidea fa parte del phylum degli Echinodermata che, oltre ai ricci di mare, comprende quegli echinoderm asteroidei, comunemente conosciuti sotto il nome di stelle marine. La maggior parte delle stelle marine ha tipicamente cinque raggi, o braccia, che si diramano da un disco centrale. Molte specie presentano frequentemente sei o più raggi.
A causa della configurazione del sistema vascolare, le stelle marine e gli altri echinodermi non sono in grado di filtrare le tossine e gli agenti inquinanti che risiedono nell'acqua risultando così particolarmente vulnerabili alle contaminazioni dell'ambiente marino.



La stella della sabbia (Astropecten platyacanthus)
Questa stella marina, fotografata a 20 metri dalla riva, è endemica del Mar Mediterraneo, vive su tutti i fondali mobili (sabbiosi, fangosi o ghiaiosi) da 1 a 60 m circa di profondità anche se si incontra con maggiore frequenza nei fondali misti di sabbia grossa e fango.


Le oloturie (Asteroidea )
Anche gli oloturoidei o oloturie (Holothuroidea, de Blainville 1834), comunemente noti come cetrioli marini, fanno parte del phylum degli Echinodermata. Sono diffusi sui fondali marini di tutto il mondo e caratterizzati da un corpo cilindrico allungato con bocca e ano situati alle estremità opposte. Il nome comune di questi organismi bentonici deriva dalla loro morfologia simile a quell'ortaggio. L'endoscheletro è ridotto a spicole calcaree immerse nel derma e di conseguenza il corpo ha consistenza elastica. Quasi tutte le oloturie sono bentoniche: ciò significa che vivono posate sul o nel fondo marino. Si alimentano ingerendo enormi quantità di sabbia e fango dalle quali trae il nutrimento. Quando si sentono in pericolo, emettono dall'ano parte dei visceri e dopo li ricreano.
Le oloturie vivono dalle zone litoranee fino alle più grandi profondità degli oceani. Nascoste nella sabbia melmosa o negli anfratti delle rocce, strisciano sul fondo tra le alghe. Nonostante l'aspetto (hanno spine) non sono pericolose, ma potrebbero essere urticanti per via dei barbigli che le ricoprono.





L'oloturia o cetriolo di mare (Holothuria tubolosa)
L'oloturia o cetriolo di mare, l'Holothuria tubolosa (Gmelin, 1790), che presenta l'aspetto di un cetriolo, è la specie più comune fra le oloturie mediterranee. Vive su tutti i fondali ma predilige quelli detritici e le praterie di fanerogame. Nella foto in alto, fuoiuscita da sotto il piccolo scoglio circa 2 metri di pofonità, è quasi ricoperta di sabbia. Nella foto in basso l'ho ripresa su uno scoglio tra le alghe monocellulari della specie Acetabularia acetabulum.