Museo di Storia Naturale Don Bosco di Valsalice

Sede: c/o Istituto Salesiano Valsalice, viale Thovez 37 - 10131 Torino
Telefono: 011 6300611
Sito Web: http://liceovalsalice.it/museo-di-storia-naturale-don-bosco/



Due parole sul Museo
Il Museo di Storia Naturale Don Bosco (ufficialmente denominato Museo di Storia Naturale e delle Apparecchiaturae Scientifice Don Bosco del Liceo Salesiano di Valsalice) che viene anche chiamato più brevemente e familiarmente dai torinesi Museo di Valsalice (in quanto annesso all'Istituto Salesiano di Valsalice), si trova nella ridente zona collinate di Torino e prende il nome dal rio della Val Salice (un tempo zona fossilifera del Miocene) che scorre nei pressi dell'istituto. Al museo è legata la Associazione degli Amici del Museo Don Bosco, gruppo di volontari che promuove le attività culturali del museo.


La storia del Museo di Valsalice
Il Museo di Storia Naturale Don Bosco, uno dei più antichi musei di Torino, è stato fondato dallo stesso S. Giovanni Bosco nel lontano 1878 e a lui dedicato in occasione del riallestimento del 1969 curato dal Prof. don Giuseppe Brocardo.
L'occasione di fondare un museo quale supporto didattico della scuola salesiana di Val Salice venne a don Bosco dall'offerta della collezione zoologica del defunto canonico Gian Battista Giordano, dotto e santo prete di Rivalta Torinese, il quale aveva lasciato erede la contessa Bruno. Il Santo dei giovani acquistò la collezione Giordano che costituì il nucleo iniziale del Museo.
Esso, in seguito a successive acquisizioni, si incrementò con reperti preziosi ed interessanti. Tra questi si ricordano le collezioni storiche di entomologia del Cav. Giacinto Gianelli (1897), di minerali e rocce di don Antonio Maria Zaccaria (1898), le raccolte naturalistiche e di etnografia del salesiano don Antonio Tonelli (1909) e quella di lepidotteri del Cav. Luigi Pezzi (1918).
Attualmente, accanto all'ampia collezione di minerali e strumenti scientifici che lo distingue, il Museo ospita collezioni zoologiche, malacologiche (conchiglie), entomologiche e botaniche, reperti antropologici e fossili di notevole interesse.
Si segnala la vastissima collezione malacologica che comprende circa 30.000 conchiglie provenienti da tutto il mondo. Gran parte appartengono alla Collezione Rigoletti, recente donazione che ha dato lustro al museo.
Sono in vendita anche pubblicazioni e campioni naturalistici adatti agli studenti. Voglio segnalare un ottimo CD prodotto in proprio sulla collezione e classificazione dei minerali.



Breve visita virtuale al Museo
Il museo si trova al terzo e al quarto piano della struttura. Al terzo piano inizialmente compare una splendida collezione di apparecchiature scientifiche "storiche" a cui segue una notevole collezione mineralogica che consta di oltre 4.000 specie con la presenza di esemplari significativi e diverse vetrine della collezione delle rocce. Questa ala del museo, per la sua importanza scientifica, attira anche l'interesse di specialisti stranieri.


Panoramica del corridoio del terzo piano, dove hanno sede le rispettive collezioni di apparecchiature scientifiche, dei minerali e delle rocce.




Corridoio del terzo piano: panoramica parziale delle vetrine della collezione di apparecchiature scientifiche.
Particolare di una delle numerose apparecchiature.



Corridoio del terzo piano: panoramica parziale delle vetrine della vasta collezione mineralogica.
Particolare di una delle vetrine dedicate alle rocce.



Le esposizioni di Biologia e Antropologia
La parte del museo dedicata alla biologia ed all'antropologia è situata al quarto piano e si sviluppa in una grande sala suddivisa in due aree pricipali dedicate alle rispettive materie. Il corridoio principale accoglie diorami e vetrine destinate alla zoologia e la vastissima collezione malacologica che comprende circa 30.000 conchiglie provenienti da tutto il mondo di cui gran parte appartengono alla Collezione Rigoletti. A fianco corre un corridoio dove sono raccolti i reperti di antropologia.
Riguardo alla collezione antropologica si segnala la presenza di resti ossei di antichi Patagoni raccolti dal salesiano don Antonio Tonelli nel 1911. Alcuni presentano delle peculiarità specifiche (si possono distingure anche caratteristiche neandertaliane come una leggera cresta sagittale e un evidente toro occipitale). Questi resti di difficile datazione (al massimo 10.000 anni) sono stati studiati dal celebre antropologo italiano Giuseppe Sergi (nella vetrina compare la sua pubblicazione originale).
Al fondo di queste esposizioni infine si apre la Sala dei Fossili, interamente dedicata alla paleontologia.




Corridoio centrale con le vetrine dedicate alle collezioni zoologiche.



Vetrina dedicata ai rettili con un Anaconda della lunghezza di 6.25 metri.
Particolare di una delle vetrine dedicate ai volatili.



Una delle vetrine del settore dedicato alla malacologia.
Una delle vetrine della collezione malacologica Rigoletti.




Corridoiolaterale con le vetrine dedicate all'antropologie a alla collezione etnografica.



Vetrina con i crani con aratteristiche neandertaliane studiati dal Sergi.
Vetrina con materiale etnico della tribù Yanomami (alto Orinoco). .



La Sala dei Fossili: esposizione di reperti paleontologici
Al fondo dei corridoi che ospitano le esposizioni dedicate alla biologia ed all'antropologia si apre infine la Sala dei Fossili, interamente dedicata alla paleontologia.
L'esposizione è impostata in base alla successione delle ere geologiche in modo che il visitatore possa rendessi conto dell'evoluzione delle forme viventi attraverso l'esposizione di fossili tipici dei vari periodi geologici. Si segnala inoltre la presenza di alcune vetrine in cui sono esposti i rari fossili provenineti dagli storici giacimenti miocenici del colli torinesi ormai scomparsi.



Prima della Sala dei Fossili compaiono vari resti fossili di balena e di crani di cetacei del Pleistocene della Patagonia e dello stretto di Magellano.


Sala dei Fossili: le vetrine dedicate alle ere geologiche più antiche.
Sala dei Fossili cle vetrine dedicate al Bacino Terziario del Piemonte.



Una ammonite di grandi dimensioni (Titanites giganteus) cefalopode del Giurassico superiore dell'Inghilterra.
Un frammento di tronco silicizzato proveniente dalla "foresta pietrificata" che affiora in Egitto nei dintorni del Cairo, databile all'Eocene.
Fiore all'occhiello della Sala di Fossili è una palma (Latanites maximiliani) dell'Eocene dello storico giacimento di Bolca.



Una delle vetrine dedicata all'era Paleozoica con i fossili caratteristici di questo antichissimo periodo in cui comparvero le prime forme viventi: i fossili più conosciuti sono i trilobiti, i primi artropodi.
Una grande Trilobite (Acadoparadoxites mureorensis) proveniente dai giacimenti del Cambriano del Marocco.




Un esemplare di Mesosaurus brasiliensis del Permiano (Paranà, Brasile), fossile che ispirò Alfred Wegener a formulare la teoria della "deriva dei continenti".




Vetrina dedicata al Cenozoico con vari ittioliti (pesci fossili) provenienti dallo storico giacimento dell'Eocene dei dintorni di Bolca (Verona).




Vetrina dedicata al Cenozoico con la splendida malacofauna (conchiglie) ottimamante conservata, tipica del Pliocene del Piemonte.




Vetrina dedicata al Neozoico. In primo piano: cranio e denti dell'orso delle cavenne (Ursus spelaeus) del Peistocene dell'Austria.