Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino

Sede: via Giolitti 36, Torino
Informazioni e bigletteria: 011 4326354
N° verde: 800 329329
Sito Web: www.regione.piemonte.it\museoscienzenaturali

Nota: il materiale fotografico delle presente pagina e il testo sono stati ricavati dal sito del Museo dove è possibile attingere alle informazioni complete sulla storia e le varie collezioni.


Sistemazione temporanea
Il Museo e la sua biblioteca sono attualmente chiusi al pubblico per lavori di ristrutturazione.
Piccole esposizioni, eventi e attività varie (vedere il Calendario attività) proseguono all’esterno presso il Temporary Museum Torino e altre sedi.



Breve storia del Museo
Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino è ubicato nell'edificio già sede dell'Ospedale San Giovanni Battista sorto alla fine del XVII secolo ad opera di Amedeo di Castellamonte e completato da illustri architetti. L'Ospedale Maggiore, come allora si chiamava, è stato fin dagli inizi un'istituzione modello della scienza ospedaliera dell'epoca.
Nel 1978 la Regione Piemonte istituisce con propria legge (L.R. 37/78) il Museo Regionale di Scienze Naturali e con la stipula del comodato d'uso di una parte dell'edificio dell'ospedale San Giovanni Battista ne individua la prestigiosa sede.
Nel 1980 viene sottoscritta una convenzione, tuttora vigente, tra la Regione Piemonte e l'Università degli Studi di Torino, per la consegna in uso al Museo delle collezioni naturalistiche dei Musei Universitari. Il Museo inizia così il riordino, la sistemazione e la catalogazione di tali collezioni a fini conservativi, espositivi e didattici. Avvia la costituzione di un proprio patrimonio attraverso l'organizzazione di campagne di studio e di ricerca, di raccolta e acquisto di collezioni di particolare valore storico e scientifico.


Lo storico portone d'ingresso.


Nel 1980 si inaugura l'attività espositiva del Museo Regionale di Scienze Naturali con le prime mostre: "Il Celacanto", "La Collezione Spinola", "I cristalli di quarzo" - dedicate a collezioni di grande valore scientifico.
Nel 1981 l'attività prosegue con la mostra "Lepidoptera" poi riproposta nel 1990, e nel 1992 con "Mamenchi e Tsintao" dedicata al ritrovamento dei dinosauri cinesi.
Dal 1995, con "Amphibia e Licheni", inizia un'intensa esposizione culminata con le mostre "Dinosaurios Argentinos" e "Inuit e popoli del ghiaccio".
Nel 1989 la Regione Piemonte acquista il Giardino Botanico Rea, situato in Val Sangone a pochi chilometri da Torino, per le attività di sperimentazione, ricerca, didattica e divulgazione incentrate sulle collezioni di piante vive e su momenti espositivi riguardanti temi particolarmente salienti della botanica.

Il Museo è dotato di una Biblioteca specialistica, che possiede 12.000 volumi e 1250 periodici, e di un Centro didattico. Svolge un'intensa attività editoriale a carattere scientifico che si concreta nella pubblicazione del Bollettino semestrale multilingue, delle collane monografiche specialistiche, dei Cataloghi sulle Collezioni del Museo e di altre istituzioni, di una serie di Atti di Convegni e di Guide alle mostre temporanee che illustrano l'attività espositiva del Museo.
Numerose, infine, le attività espletate dal Centro didattico, che si articolano in una serie di servizi comprendenti la realizzazione di laboratori didattici, l'istituzione di percorsi naturalistici, la programmazione di visite guidate e di corsi di formazione per gli insegnanti, nonché la produzione di sussidi didattici.
Le collezioni

Il Museo è attualmente articolato, per la parte scientifica, nelle sezioni di Botanica, Entomologia, Mineralogia-Petrografia-Geologia, Paleontologia e Zoologia. La superficie totale degli spazi destinati alle attività museali è di 22.000 metri quadrati con un'area espositiva prevista di circa 7300 metri quadrati, di cui attualmente 4300 disponibili.


La sala dell'Arca con lo scheletro delle balenottera.


La collezione zoologica
Ha avuto origine, a cura dell'Università, nel 1739, e nei primi anni dell'Ottocento divenne una vera istituzione scientifica ed un importante centro per la ricerca, la didattica universitaria e l'esposizione al pubblico.
Tra i vari personaggi che hanno contribuito al suo sviluppo ricordiamo Franco Andrea Bonelli (1784-1830), insigne ornitologo, Giuseppe Genè (1800-1847) che fece importanti studi sulla fauna della Sardegna, Filippo De Filippi (1814-1867), fondatore della Sezione di Anatomia comparata e Michele Lessona (1823-1894) che proseguì l'opera di diffusione in Italia della teoria di Darwin già iniziata dal De Filippi.
Grazie a loro il Museo rappresentò una tappa consueta per i piemontesi che vi affluirono numerosi.
Tra i visitatori più assidui c'era Emilio Salgari che osservando i numerosi animali esotici trasse spunto per i suoi celebri romanzi. Nel 1878 il Museo fu trasferito a Palazzo Carignano prima, e poi dal 1936 nell'attuale sede in Via Giolitti 34, all'interno del prestigioso complesso architettonico del Castellamonte.
I locali sono stati negli ultimi anni oggetto di importanti lavori di riallestimento museografico da parte della Regione Piemonte - Museo Regionale di Scienze Naturali - cui sono state affidate in gestione alcune collezioni universitarie con un'apposita convenzione, allo scopo di consentirne una nuova fruizione pubblica.

Gli animali esposti, frutto di scambi, acquisti, viaggi, nonché provenienti dai giardini zoologici reali, hanno un'importanza storica eccezionale, in quanto sono collegati alle vicende dinastiche e politiche piemontesi.
Nell'area del Museo, allestita dall'Arch. Andrea Bruno come la stiva di una nave da carico dell'Ottocento che richiama l'Arca in cui si incontrano tutti gli animali, si possono ammirare, recuperati al primitivo splendore, i reperti delle preziose Collezioni Scientifiche iniziate dal 1700 e affidate, con una convenzione, alla Regione Piemonte negli anni Ottanta.
Fra i pezzi di pregio presentati si possono osservare molti esemplari appartenenti a specie estinte quali l'alca impenne, il tilacino, l'huia, l'emu nero, il parrocchetto della Carolina, la colomba migratrice americana, il leone di Barberia e il quagga.
Nobilitano ancora questa straordinaria esposizione: un bisonte americano, l'elefante indiano Fritz, dono del viceré d'Egitto Mohamed Aly al Regno Sardo, l'imponente scheletro di balenottera spiaggiata a metà Ottocento a Bordighera.


Il dinosauro Dino
Un Giganotosauro si aggira per la città. Dino, così si chiama, con le sue otto tonnellate, quattro metri di altezza e quattordici di lunghezza, ha residenza fissa nel Museo Regionale di Scienze Naturalidal 2004, anno in cui giunse per la prima volta a Torino per far parte della straordinaria mostra “Dinosaurios Argentinos. I giganti della Patagonia”.
Dino è nche rimasto per alcuni mesi ad accogliere i viaggiatori di passaggio all’aeroporto Sandro Pertini di Caselle, suscitando grande curiosità.

Il dinosauro "Dino" (Gigantosaurus carolinii) del Cretaceo della Patagonia.



Il dinosauro "Dino" (Gigantosaurus carolinii) all’aeroporto Sandro Pertini di Caselle.